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1968 Praga Primavera

testo di IVAN TEOBALDELLI


musica e live electronics di CLAUDIO PANARIELLO in prima esecuzione assoluta
commissione Festival delle Nazioni

Ensemble Suono Giallo
Andrea Biagini flauto, Michele Bianchini sassofono, Laura Mancini percussioni, Simone Nocchi pianoforte 

 

Maurizio Perugini voce recitante

PRAGA SEMBRAVA SAN FRANCISCO

di Ivan Teobaldelli

 

Quest’anno ricorre il cinquantenario dell’invasione sovietica che nell’agostodel 1968 mise brutalmente fine alla Primavera di Praga. Le foto di Josef Koudelkasono lì a ricordarcelo: coi giovani praghesi che attaccano i carri armatidel Patto di Varsavia con sassi e bottiglie Molotov; ragazze e nonne che insultanosbeffeggiando gli invasori; madri che agitano bandiere cecoslovacchemacchiate di sangue; spostano o nascondono i cartelli col nome delle vie perdepistare i blindati; ne accompagnano l’incedere sferragliante con urla e lacrime.La grande onda contestataria del Sessantotto lambì quasi tutte le capitali europee:Londra, Parigi, Amsterdam, Roma e Milano, Zurigo, Berlino Ovest. Ma adistanza di mezzo secolo è inequivocabile che la rivolta più nobile e audace fula Primavera di Praga. Che fu trattata con indifferenza e non venne compresané sostenuta dai media e gli intellettuali occidentali.Per i giovani del Maggio francese il comunismo era un patchwork ‘inventato’che cuciva insieme la rivoluzione culturale maoista, le esperienze del TerzoMondo dalla Cuba di Fidel alla Bolivia di Guevara, Trockij insieme a Rosa Luxemburge ad Angela Davis. Per i giovani dell’Est, il comunismo è un’altra cosa.Può essere un nemico: i carri armati, il Gulag, le polizie segrete, la censura,la paura, la burocrazia onnipotente. Secondo Kundera, il Maggio parigino è«un’esplosione di lirismo rivoluzionario. La Primavera di Praga è un’esplosionedi scetticismo post–rivoluzionario». Da qui lo scarto tra una rivolta giovanile aParigi e la maturità adulta a Praga. Parigi ama l’idea, Praga le oppone i fatti.Il primo fatto accade nel gennaio del 1968 a seguito della dura repressionedella rivolta degli studenti universitari che reclamano migliori condizioni di vita.Novotný è sostituito da Dubček a capo del partito. L’utopia di un «socialismodal volto umano» che riscopra i legami con l’umanesimo e il costituzionalismodella prima Repubblica di Tomáš Masaryk viene messa nero su bianco nelManifesto delle 2000 parole di LudvíkVaculík. Dove si esige la fine dell’ingerenzaeconomica di Mosca, la libertà di stampa, l’abolizione della censura ela riabilitazione delle vittime dello stalinismo. Praga diventa un laboratorio dicultura underground. C’era già stato nel ’65 Allen Ginsberg e Praga sembravaSan Francisco con le strade affollate di ragazzi dall’aria hippie, indistinguibilidai giovani dell’Occidente, e il futuro presidente della Cecoslovacchia post–comunista, VáclavHavel, che legge Kerouac e ascolta Zappa. Agli occhi delventisettenne russo Andrei Grachev, che rappresenta l’Urss alla Federazionemondiale della gioventù democratica, Praga sembra «la Woodstock del mondosocialista, i beatnik sulla via del municipio, il sole, le delegazioni arrivateda tutto il mondo, un ininterrotto ribollire di idee. Eravamo in un paese fratello,ma non avevamo mai vissuto questo, e questo avveniva in territorio socialista!Era un’isola di libertà, e noi eravamo ubriachi di Primavera».«Era il carnevale» scrive Kundera nel suo Libro del riso e dell’oblio. E HedaKovály registra nella sua biografia: «La primavera del 1968 ebbe l’intensità,l’ansia e l’irrealtà di un sogno avverato. La gente si riversava nelle stradinedella Città Vecchia e nei cortili del Castello e rimaneva in giro fino a notte tardi[…] Anche parecchio tempo dopo che le porte del Castello si erano chiuse,c’era sempre qualcuno che si fermava sui bastioni a guardare le luci di unacittà che non riusciva a dormire dalla gioia».La gelata invernale arriva nella notte tra il 20 e il 21 agosto, annunciata daicarri armati con la stella rossa e i paracadutisti del maresciallo Gretchko armatidi parabellum. Durerà più di venti anni.

MUSICA PER LA LIBERTÀ

di Claudio Panariello

 

Come realizzare una musica che accompagnasse il drammatico tema dellaricerca di libertà d’espressione negata e osteggiata? Come poter completaremusicalmente il testo di Ivan Teobaldelli senza scadere in patetismi oscontate sonorizzazioni? L’idea è stata quella di cominciare a immergersi nelpanorama acustico dell’epoca, di ascoltare – grazie alla incredibile facilità direperibilità di materiali che abbiamo oggi – registrazioni storiche e musicali diquegli anni e di lasciarsi impressionare.Ho deciso di prendere come punti di riferimento due materiali principali: daun lato le registrazioni d’archivio di Radio Praga; dall’altro, i Plastic People ofthe Universe. La prima è la radio cecoslovacca che da strumento propagandisticodel partito comunista quale era stata negli anni successivi al colpo distato del ’48, si trasforma durante la Primavera di Praga in una radio apertafino a ricoprire un ruolo decisivo a partire dall’invasione del 20 agosto 1968,informando i cittadini sulle reali condizioni del Paese e coordinando le loroazioni. Tutto ciò, trasmettendo clandestinamente per due settimane da unavilla situata nel quartiere praghese di Nusle e lanciando appelli in tutte le lingue,compreso un incerto italiano.I Plastic People of the Universe, gruppo rock psichedelico originario di Pragache si formò proprio in quel fatidico 1968, portavoce attraverso la sua musicadi un’apertura estetica e sociale, subirono direttamente le conseguenzedel regime tanto da essere dapprima bollati come dissidenti e, dopo diversevicissitudini, arrestati e i loro materiali confiscati. L’episodio, che rivelavasmaccatamente la sua natura di censura ideologica, ebbe una tale risonanzada portare alla stesura della lettera–manifesto Charta 77.Dunque le rielaborazioni e le trasfigurazioni di questi materiali sonori – comesi vede, uno prettamente ‘storico’ e l’altro espressione di un pensiero artistico– sono il punto di partenza per una musica che non vuole accompagnare iltesto ma intende essere il suo naturale completamento. Seguendo il flussodei fatti narrati, la musica crea un nuovo flusso che va da un iniziale magmaindistinto eppure carico di presagi durante i prodromi della Primavera, azone più distese coincidenti con la libertà sognata dai cittadini di Praga perportarci senza soluzione di continuità a un ampio e spregiudicato utilizzo dipattern e sequenze ossessive, creando un’atmosfera a tratti oppressiva, atratti grottesca, evocativa del clima di tensione durante il lungo e drammaticoperiodo della Normalizzazione.

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Ivan Teobaldelli

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Claudio Panariello

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Maurizio Perugini